Esercizi spirituali nel quotidiano 2023 – IV giorno

Venerdì 1 dicembre

ATTENDENDO CON AMORE LA SUA MANIFESTAZIONE (cf. 2Tm 4,8)

STATIO In silenzio, mettiamoci alla presenza del Signore
Invochiamo lo Spirito Santo (s. Agostino, † 430)
Vieni in me, Spirito Santo, Spirito di sapienza:
donami lo sguardo e l’udito interiore,
perché non mi attacchi alle cose materiali,
ma ricerchi sempre le realtà spirituali.
Vieni in me, Spirito Santo, Spirito dell’amore:
riversa sempre più la carità nel mio cuore.
Vieni in me, Spirito Santo, Spirito di verità:
Concedimi di pervenire alla conoscenza della verità
in tutta la sua pienezza.
Vieni in me, Spirito Santo,
acqua viva che zampilla per la vita eterna:
fammi la grazia di giungere a contemplare il volto del Padre
nella vita e nella gioia senza fine. Amen.

LECTIOParla, Signore, il tuo servo ti ascolta
Facciamo silenzio, prima di ascoltare la Parola,
perché i nostri pensieri sono già rivolti verso la Parola;
facciamo silenzio, dopo l’ascolto della Parola,
perché questa ci parla ancora, vive e dimora in noi.
Facciamo silenzio la mattina presto, perché Dio deve avere la prima Parola,
e facciamo silenzio prima di coricarci, perché l’ultima Parola appartiene a Dio.
Facciamo silenzio solo per amore della Parola. (D. Bonhoeffer, † 1945)

Dalla seconda lettera di san Paolo apostolo a Timoteo (4,1-22)
1Ti scongiuro davanti a Dio e a Cristo Gesù, che verrà a giudicare i vivi e i morti, per la sua manifestazione e il suo regno: 2annuncia la Parola, insisti al momento opportuno e non opportuno, ammonisci, rimprovera, esorta con ogni magnanimità e insegnamento. 3Verrà giorno, infatti, in cui non si sopporterà più la sana dottrina, ma, pur di udire qualcosa, gli uomini si circonderanno di maestri secondo i propri capricci, 4rifiutando di dare ascolto alla verità per perdersi dietro alle favole. 5Tu però vigila attentamente, sopporta le sofferenze, compi la tua opera di annunciatore del Vangelo, adempi il tuo ministero.
6Io infatti sto già per essere versato in offerta ed è giunto il momento che io lasci questa vita. 7Ho combattuto la buona battaglia, ho terminato la corsa, ho conservato la fede. 8Ora mi resta soltanto la corona di giustizia che il Signore, il giudice giusto, mi consegnerà in quel giorno; non solo a me, ma anche a tutti coloro che hanno atteso con amore la sua manifestazione.
9Cerca di venire presto da me, 10perché Dema mi ha abbandonato, avendo preferito le cose di questo mondo, ed è partito per Tessalònica; Crescente è andato in Galazia, Tito in Dalmazia. 11Solo Luca è con me. Prendi con te Marco e portalo, perché mi sarà utile per il ministero. 12Ho inviato Tìchico a Èfeso. 13Venendo, portami il mantello, che ho lasciato a Tròade in casa di Carpo, e i libri, soprattutto le pergamene. 14Alessandro, il fabbro, mi ha procurato molti danni: il Signore gli renderà secondo le sue opere. 15Anche tu guàrdati da lui, perché si è accanito contro la nostra predicazione.
16Nella mia prima difesa in tribunale nessuno mi ha assistito; tutti mi hanno abbandonato. Nei loro confronti, non se ne tenga conto. 17Il Signore però mi è stato vicino e mi ha dato forza, perché io potessi portare a compimento l’annuncio del Vangelo e tutte le genti lo ascoltassero: e così fui liberato dalla bocca del leone. 18Il Signore mi libererà da ogni male e mi porterà in salvo nei cieli, nel suo regno; a lui la gloria nei secoli dei secoli. Amen.
19Saluta Prisca e Aquila e la famiglia di Onesìforo. 20Erasto è rimasto a Corinto; Tròfimo l’ho lasciato ammalato a Mileto. 21Affréttati a venire prima dell’inverno. Ti salutano Eubùlo, Pudènte, Lino, Claudia e tutti i fratelli.
22Il Signore sia con il tuo spirito. La grazia sia con voi!

In ascolto del testo biblico
Adempi il tuo ministero (2Tm 4,1-4)
Il capitolo 4 ha un tono particolarmente solenne ed è concepito come una sorta di testamento di Paolo; ha un forte tono di urgenza. L’inizio del v. 1 è quasi severo. Si tratta di un appello a Dio e al giudizio che ci attende in Cristo, al momento della sua manifestazione (parousia, un termine greco che indicava all’epoca la venuta dell’imperatore – qui sostituito dalla venuta di Cristo, come in tutto il Nuovo Testamento).
Seguono poi nove ammonizioni, interrotte dall’inciso polemico dei vv. 3-4. Una polemica che rivela ancora la preoccupazione di Paolo per una dottrina non retta, piegata ai desideri personali. Con “favole” si polemizza forse contro il ricorso a tradizioni giudaiche fatte passare per superiori allo stesso vangelo. La dottrina è “sana”, per Paolo, in quanto promuove e difende la vita dell’uomo e in quanto lo conduce a Dio. Paolo non lotta contro l’immoralità, ma contro una fede non vera.
Tra le nove ammonizioni risaltano in modo particolare tre verbi: “ammonisci” ed “esorta”, connesso con “rimprovera”. La correzione nei confronti dell’altro è fatta non per distruggere, ma per recuperare il fratello; qui va fatta con “magnanimità” e “con ogni dottrina”, cioè con atteggiamento educativo, con verità – potremmo parlare di una profonda connessione tra carità e verità nell’esercizio del ministero. Ma annunciare la Parola è poi la prima ammonizione! In ogni momento, opportuno e non opportuno – Paolo si stacca qui dalle regole del buon oratore del tempo, che parla sempre e solo al momento giusto e che non interviene mai nei tempi o nei momenti sbagliati. Una ammonizione ripresa al v. 5: compi la tua opera di annunciatore del Vangelo. Non c’è un orario di lavoro né situazioni che possano di per sé impedire l’annuncio della Parola al mondo. Al v. 5 Paolo aggiunge anche la necessità di vigilare; di saper sopportare le sofferenze; di adempiere il ministero. Ovvero quello di annunciatore del Vangelo!

Paolo al tramonto della sua vita (2Tm 4, 6-8.)
Ecco in questi versetti una bella riflessione autobiografica nella quale, con una serie di metafore, Paolo collega in modo molto bello passato, presente e futuro. Un brano bello, sì, ma piuttosto ostico. Si pensi ai nostri atteggiamenti personali verso la morte, dominati prima di tutto dalla paura, se non spesso dalla disperazione. Paolo si è riconciliato con il proprio passato; v. 7. Una vita non spesa invano. È consapevole che il suo presente è ormai alla fine (v. 8); ma è anche aperto a una speranza per lui molto chiara (v. 8), la vittoria di Gesù sulla morte, una vittoria non certo solo per lui, ma per tutti. Cf. la finale del v. 8.
Paolo vede poi la sua morte come una unione a quel sacrificio che è la morte di Cristo – è un esempio di un uso non troppo frequente, da parte di Paolo, di un linguaggio sacrificale (cf. Rm 15,16), ma sempre in chiave traslata; il vero “sacrificio” non è per Paolo infatti un rito da compiere, ma è l’offerta della propria vita a Dio.
“Ed è giunto il momento che io lasci questa vita” (v. 6): il termine greco analysis si può applicare alla fine di qualcosa (un termine che ricorre solo qui nel Nuovo Testamento e molto raro nel greco); può riferirsi alle vele ammainate, allo sciogliere gli ormeggi, alla tenda arrotolata alla fine di un viaggio, ai soldati che tolgono l’accampamento; si può scegliere la metafora che riteniamo più opportuna al nostro contesto.
“Ho combattuto la buona battaglia” (v. 7): una metafora militare non infrequente in Paolo (cf. ad esempio 1Ts 2,2); la vita vista come lotta – ma in ogni caso come una lotta buona, per la quale valeva la pena combattere con la consapevolezza di non aver vissuto invano.
Un’altra metafora al v. 7: “ho terminato la corsa”. Ho raggiunto una mèta. Cf. anche il testo di At 20,24, tema già presente nel discorso di addio di Paolo agli anziani di Mileto (forse l’autore di 2Tm lo riprende proprio da qui).
“Ho conservato la fede”: ho mantenuto integro quel “buon deposito” che Paolo raccomanda a Timoteo. In senso soggettivo: sono rimasto fedele al Signore. “Mi resta solo la corona” – come ai vincitori dello stadio – quella corona che spetta a tutti coloro che aspettano la manifestazione di Cristo – una vittoria in cui la medaglia d’oro non va soltanto al primo arrivato. Questo piccolo brano si chiude su una forte nota di speranza.

Notizie personali e saluti (2Tm 4,9-22)
Ricordi personali, ultimi avvisi, richiamo dei suoi principali collaboratori e di alcuni avversari, persone di cui sappiamo molto poco. Paolo sembra alla fine quasi angosciato, anche se in fondo (v. 16b) sembra prevalere la fiducia nel perdono e soprattutto la fiducia in Dio (vv. 17-18). La lode finale del v. 18b è il segno di questa fiducia nella liberazione che Dio può concedergli.
Alcuni dettagli: il mantello, i libri, le pergamene… danno un tocco di autenticità – ma potrebbero essere anche stati messi proprio a questo scopo da qualcuno che voleva richiamarsi al Paolo storico. I libri e le pergamene potrebbero anche indicare le Scritture; il mantello può essere un simbolo. Cf. 1Tm 6,8.
Possiamo oggi riflettere alla luce di questi saluti personali sulla chiesa intesa come luogo di relazioni autentiche. Cf. Evangelii Gaudium 87: sì alle relazioni nuove.
Ma ecco anche le relazioni mancate di Paolo: Dema, Alessandro il fabbro: ecco gli abbandoni, i tradimenti, le mancanze di coerenza, quelli cioè che hanno abbandonato Paolo alla prima difficoltà, che non hanno voluto correre rischi personali. Paolo, specie nei riguardi di Alessandro, ha parole molto dure – non inusuali nelle lettere paoline. Si veda però il v. 16 che, riprendendo il linguaggio del processo di Cristo, introduce il tema del perdono: alla durezza segue così la misericordia. Anche Paolo, come Gesù ha conosciuto fallimenti pastorali. Paolo suggerisce in tutta la lettera una via che Timoteo può seguire, ma non offre la certezza del successo. Né d’altra parte si ferma a piangere sugli insuccessi o a incolpare altri dei suoi fallimenti. Alla fine ci offre una teologia della grazia, della gratitudine e della misericordia che è l’unica teologia possibile a un pastore.
Solo nel caso di Dema si offre una ragione più precisa dell’abbandono: ha preferito il secolo presente (alla lettera: si è innamorato delle cose di questo mondo) (v. 10). Dema era stato citato in Col 4,14 tra i collaboratori di Paolo assieme a Luca. Potremmo parafrasare: ha preferito la propria realizzazione al vivere il ministero che gli era stato affidato. Ha perso di vista il primato di Dio e del suo amore e ha messo al posto di esso il primato del mondo.
Ma ci sono anche i ritorni – in questo quadro di relazioni spezzate, e ritorni spesso inattesi; la storia di Marco è particolarmente interessante; cf. At 15,36-40, quando Paolo decide di non prendere con sé Marco perché non aveva voluto seguirli in Panfilia, litigando per causa sua anche con il suo grande amico Barnaba. Adesso lo riprende di nuovo, definendolo addirittura “utile” per il ministero. C’è il tempo della rottura, ma c’è anche il tempo della riconciliazione…
Negli ultimi versetti ecco personaggi già noti, membri della comunità di Roma secondo Rm 16 (testo dal quale l’autore può aver preso questi nomi) – dunque Paolo non è del tutto solo, come ha appena detto di essere! Ha molti collaboratori che sente vicini. Emergono in particolare Aquila e Priscilla, collaboratori di Paolo già noti fin da At 18. Un esempio di ministero coniugale che diviene ministero apostolico ed ecclesiale. Missionari itineranti con Paolo e insieme a lui catechisti.
Una nota d’ansia chiude la lettera: affréttati a venire prima dell’inverno, dice Paolo a Timoteo. Emerge qui il valore dell’amicizia nel ministero, una amicizia che non tollera ritardi. Paolo ha di fronte una chiesa fatta di famiglie e di persone che collaborano attivamente con l’apostolo; una chiesa ministeriale, con ruoli e compiti diversi, dove tutti si sentono ugualmente responsabili. Una chiesa dove i rapporti sono dettati da reciproca stima, amicizia, non spirito di subordinazione o passiva ubbidienza.
La lettera finisce così come era iniziata; invocando “il Signore che sia con il tuo spirito”, un saluto piuttosto inconsueto nelle lettere paoline, che riecheggia forse, volutamente, la scena del saluto dell’angelo a Maria e vuole così mostrare come il Signore non è mai assente dalla vita di Timoteo. Si veda poi anche il riferimento alla grazia di Dio, tema con il quale la lettera stessa si era aperta e con il quale essa ora si chiude.

MEDITATIO La Parola risuoni nei nostri cuori
Facciamo silenzio perché possiamo ascoltare il Signore. Leggiamo e rileggiamo il testo biblico perché la Parola risuoni nel nostro cuore. Prendiamo una matita e sottolineiamo quello che ci colpisce in modo particolare nei testi che abbiamo letto, quello che vorremmo comprendere meglio o vivere con maggior impegno e profondità, quello che ci sorprende, quello ci infonde coraggio…. Entriamo nel testo biblico anche in questo semplice ma utile modo.

Proponiamo qui di seguito alcuni testi che possono essere utili per accompagnare la meditazione e riflettere durante la giornata.

Il Concilio Vaticano II – Terra nuova e cielo nuovo. (Gaudium et spes, 39)
Ignoriamo il tempo in cui avranno fine la terra e l’umanità e non sappiamo in che modo sarà trasformato l’universo. Passa certamente l’aspetto di questo mondo, deformato dal peccato. Sappiamo però dalla Rivelazione che Dio prepara una nuova abitazione e una terra nuova, in cui abita la giustizia, e la cui felicità sazierà sovrabbondantemente tutti i desideri di pace che salgono nel cuore degli uomini. Allora, vinta la morte, i figli di Dio saranno risuscitati in Cristo, e ciò che fu seminato in infermità e corruzione rivestirà l’incorruttibilità; resterà la carità coi suoi frutti, e sarà liberata dalla schiavitù della vanità tutta quella realtà che Dio ha creato appunto per l’uomo. Certo, siamo avvertiti che niente giova all’uomo se guadagna il mondo intero ma perde se stesso. Tuttavia l’attesa di una terra nuova non deve indebolire, bensì piuttosto stimolare la sollecitudine nel lavoro relativo alla terra presente, dove cresce quel corpo della umanità nuova che già riesce ad offrire una certa prefigurazione, che adombra il mondo nuovo.

Gesù maestro di preghiera /4 (papa Francesco, 4.11.2020)
Infine, la preghiera di Gesù è il luogo dove si percepisce che tutto viene da Dio e a Lui ritorna. A volte noi esseri umani ci crediamo padroni di tutto, oppure al contrario perdiamo ogni stima di noi stessi, andiamo da una parte all’altra. La preghiera ci aiuta a ritrovare la giusta dimensione, nella relazione con Dio, nostro Padre, e con tutto il creato. E la preghiera di Gesù infine è abbandonarsi nelle mani del Padre, come Gesù nell’orto degli ulivi, in quell’angoscia: “Padre se è possibile …, ma si faccia la tua volontà”. L’abbandono nelle mani del Padre. È bello quando noi stiamo agitati, un po’ preoccupati e lo Spirito Santo ci trasforma da dentro e ci porta a questo abbandono nelle mani del Padre: “Padre, si faccia la tua volontà”.
Cari fratelli e sorelle, riscopriamo, nel Vangelo, Gesù Cristo come maestro di preghiera, e mettiamoci alla sua scuola. Vi assicuro che troveremo la gioia e la pace.

Sì alle relazioni nuove generate da Gesù Cristo (Evangelii gaudium, 87-88)
87. Oggi, quando le reti e gli strumenti della comunicazione umana hanno raggiunto sviluppi inauditi, sentiamo la sfida di scoprire e trasmettere la “mistica” di vivere insieme, di mescolarci, di incontrarci, di prenderci in braccio, di appoggiarci, di partecipare a questa marea un po’ caotica che può trasformarsi in una vera esperienza di fraternità, in una carovana solidale, in un santo pellegrinaggio. In questo modo, le maggiori possibilità di comunicazione si tradurranno in maggiori possibilità di incontro e di solidarietà tra tutti. Se potessimo seguire questa strada, sarebbe una cosa tanto buona, tanto risanatrice, tanto liberatrice, tanto generatrice di speranza! Uscire da se stessi per unirsi agli altri fa bene. Chiudersi in sé stessi significa assaggiare l’amaro veleno dell’immanenza, e l’umanità avrà la peggio in ogni scelta egoistica che facciamo.
88. L’ideale cristiano inviterà sempre a superare il sospetto, la sfiducia permanente, la paura di essere invasi, gli atteggiamenti difensivi che il mondo attuale ci impone. Molti tentano di fuggire dagli altri verso un comodo privato, o verso il circolo ristretto dei più intimi, e rinunciano al realismo della dimensione sociale del Vangelo. Perché, così come alcuni vorrebbero un Cristo puramente spirituale, senza carne e senza croce, si pretendono anche relazioni interpersonali solo mediate da apparecchi sofisticati, da schermi e sistemi che si possano accendere e spegnere a comando. Nel frattempo, il Vangelo ci invita sempre a correre il rischio dell’incontro con il volto dell’altro, con la sua presenza fisica che interpella, col suo dolore e le sue richieste, con la sua gioia contagiosa in un costante corpo a corpo. L’autentica fede nel Figlio di Dio fatto carne è inseparabile dal dono di sé, dall’appartenenza alla comunità, dal servizio, dalla riconciliazione con la carne degli altri. Il Figlio di Dio, nella sua incarnazione, ci ha invitato alla rivoluzione della tenerezza.

Insieme al servizio del vangelo (Carlo Maria Martini, † 2012)
Giunti al termine dei nostri Esercizi, mi sembra che l’esortazione, risuonata più volte nella Seconda Timoteo, sia la seguente: ciascuno si assuma coraggiosamente, serenamente e volentieri la sua parte di fatica nel servizio al vangelo insieme con gli altri. È questo il mio augurio per voi, anzi per noi: assumiamo insieme le fatiche del vangelo e i pesi della Chiesa affinché essa, pur con i suoi difetti, le sue lentezze e i suoi ritardi, non cessi di tendere a quella somiglianza con la città sul monte che è anticipo della Gerusalemme celeste che scende dal cielo come una sposa pronta per lo sposo.

L’inviolabile diritto all’esistenza (Giorgio La Pira, † 1977
Nel famoso )discorso tenuto a Ginevra alla Assemblea della Croce Rossa Internazionale (12 aprile 1954), La Pira afferma con forza che le città e i loro amministratori hanno un compito inderogabile nella costruzione della pace:
La mia dolce e armoniosa Firenze creata, in un certo senso, sia per l’uomo come per Dio, per essere come la città sulla montagna, luce e conforto sul cammino degli uomini, non vuole essere distrutta! Questa stessa volontà di vita viene affermata, insieme con Firenze (…) da tutte le città della terra: città, ripeto, capitali e non capitali; grandi o piccole, storiche o di recente tradizione, artistiche e no: tutte indistintamente. Esse rivendicano unanimemente il loro inviolabile diritto all’esistenza: nessuno ha il diritto, per qualsiasi motivo, di distruggerle. (…)
Le generazioni attuali non hanno il diritto di distruggere una ricchezza che è stata loro affidata in vista delle generazioni future! (…)
Sono venuto per affermare il diritto all’esistenza delle città umane, un diritto di cui siamo titolari, noi della generazione presente, ma del quale sono titolari ancor di più gli uomini delle generazioni future; un diritto il cui valore storico, sociale, politico, cui turale, religioso si fa più grande a misura che si chiarisce, nella meditazione umana attuale, il significato misterioso e profondo delle città. (…)

Per riflettere
– “annuncia la Parola” (2Tm 4,2): Paolo lascia in eredità a Timoteo il suo amore per la Parola e il suo desiderio di annunciarla a tutti, sempre. In quale occasione ho sperimentato la luce e la forza della Parola nella mia vita? L’esortazione di Paolo (annuncia la Parola) cosa suscita in me?
– “Ho combattuto la buona battaglia, ho terminato la corsa, ho conservato la fede.” (2Tm 4,7): Paolo sente che la sua vita si sta compiendo. Il tono è solenne e pieno di speranza: è certo che c’è una corona pronta per lui e per tutti coloro che attendono con amore la manifestazione di Cristo (v. 8). Come mi pongo di fronte alla prospettiva della mia morte? Non ci penso? Provo angoscia? Riesco ad accogliere con serenità l’inevitabile timore della morte guardando come Paolo oltre, alla vita in Dio che si apre a noi?
– “coloro che hanno atteso con amore la sua manifestazione”: questa è una descrizione dei cristiani. L’attesa del ritorno del Signore è, infatti, dimensione costitutiva del cristiano. Il tempo di Avvento che stiamo per iniziare è caratterizzato dall’attesa, non di una nascita già avvenuta nella storia una volta per tutte, ma della definitiva venuta di Cristo nella gloria e del compimento del suo Regno. Attendiamo con amore la manifestazione del Signore? Sentiamo vivo il desiderio del suo Regno? Lo invochiamo? Vieni, Signore Gesù!
– Se possibile scriviamo in famiglia una preghiera per la pace da pregare insieme nel tempo di Avvento.
– Ripensiamo al cammino di questi giorni. Scriviamo brevemente parole, osservazioni, decisioni, intuizioni perché possiamo farne tesoro e riprenderle in futuro.

ORATIO – A te, Signore, sale la mia preghiera
Apri il cuore degli uomini al dialogo (S. Giovanni Paolo II, † 2005)
Signore, sorgente della giustizia e principio della concordia,
tu, nell’annuncio dell’Angelo a Maria
hai recato agli uomini la buona notizia della riconciliazione tra il Cielo e la terra:
apri il cuore degli uomini al dialogo
e sostieni l’impegno degli operatori di pace,
perché sul ricorso alle armi prevalga il negoziato,
sull’incomprensione l’intesa, sull’offesa il perdono, sull’odio l’amore. Così sia.

CONTEMPLATIOSignore, apri i miei occhi
Chiediamo con umiltà al Signore un cuore puro, capace di vedere tutto e tutti alla luce di Dio.

Nel silenzio (Carlo Maria Martini, † 2012)
Donaci, Gesù,
di vivere questo momento di silenzio in stretta comunione con te,
riprendendo a una a una le tue parole,
ripercorrendole, interrogandoti,
invocando la luce per intercessione di Maria, vergine della fede.
Donaci, Signore, di vivere questo momento di silenzio
raccogliendo dalle tue parole la gioia di vivere la fede.

ACTIO: Signore, cosa vuoi che io faccia?
La Parola ci chiede di essere vissuta nella concretezza di tutti i giorni,
a cominciare da OGGI.

La mia parte è il Signore:           Sl 119(118),57.60
ho deciso di osservare le tue parole.
Mi affretto e non voglio tardare
a osservare i tuoi comandi.

Tu lo sai, mio Dio, che per amarti sulla terra non ho altro che l’oggi
(S. Teresa di Lisieux, † 1897)

Ci affidiamo a Maria, madre del Signore e madre nostra
Sotto la tua protezione cerchiamo rifugio, santa Madre di Dio:
non disprezzare le suppliche di noi che siamo nella prova
e liberaci da ogni pericolo, o Vergine gloriosa e benedetta.


Sabato 2 dicembre

Rileggiamo i testi meditati nei giorni precedenti e prendiamo un momento di dialogo con il Signore.
Chiediamo al Signore di donarci la sua luce perché possiamo fare tesoro di quanto abbiamo udito, condiviso, celebrato insieme ai fratelli e sorelle della nostra comunità. Prepariamoci così a iniziare il nuovo anno liturgico, partecipando alla

VEGLIA DI AVVENTO

Figlio mio, cerca la pace

(cf. 2Tm 2,23)

Cattedrale, ore 21

presieduta dal nostro vescovo card. Giuseppe Betori


All’inizio degli esercizi, decidiamo di metterci in cammino alla luce della Parola del Signore. Ogni giorno con fiducia, mettendo tutta la nostra vita nelle mani del Signore, preghiamo:

AL MATTINO

Dal Salmo 107

Saldo è il mio cuore, o Dio, saldo è il mio cuore.

Voglio cantare, voglio inneggiare:
svégliati, mio cuore,
svegliatevi, arpa e cetra,
voglio svegliare l’aurora.

Saldo è il mio cuore, o Dio, saldo è il mio cuore.

Ti loderò fra i popoli, Signore,
a te canterò inni fra le nazioni:
grande fino ai cieli è il tuo amore
e fino alle nubi la tua fedeltà.

Saldo è il mio cuore, o Dio, saldo è il mio cuore.

Innàlzati sopra il cielo, o Dio,
su tutta la terra la tua gloria.

Saldo è il mio cuore, o Dio, saldo è il mio cuore.

Custodiscimi in questo giorno, Signore
Signore, resta con me in questo giorno
e anima le mie azioni, le mie parole e i miei pensieri.
Custodisci i miei piedi perché non passeggino oziosi,
ma mi portino incontro alle necessità degli altri.
Custodisci le mie mani
perché non si allunghino per fare il male
ma sempre per abbracciare e aiutare.
Custodisci la mia bocca
perché non dica cose false e vane
e non parli male del prossimo,
ma sempre sia pronta a incoraggiare tutti
e benedire te, Signore della vita.
Custodisci il mio udito
perché non perda tempo
ad ascoltare parole vuote e falsità,
ma sia sempre pronto ad accogliere
il tuo misterioso messaggio
per compiere, anche oggi, la tua volontà. Amen.

PRIMA DEI PASTI
Signore, tu stai alla porta e bussi:
fa’ che ascoltiamo la tua voce e che ti apriamo la porta delle nostre case e dei nostri cuori.
Siedi a tavola con noi, infondi gioia, pace e benedizione.
Grazie dei tuoi doni: insegnaci a condividerli con prontezza e generosità. Amen.

ALLA SERA

O luce radiosa, eterno splendore del Padre,
Cristo, Signore immortale!

Giunti al tramonto del sole, e vista la luce della sera,
lodiamo il Padre e il Figlio e lo Spirito Santo Dio.
Si innalzi la lode a tutta la Trinità, dalla creazione,
da ogni essere vivente e da ogni persona.

È giusto che tutte le creature ti lodino in ogni tempo,
Figlio di Dio che doni la vita: l’universo ti dà gloria.
Noi ti cantiamo, Gesù, generato da Maria:
tu, che sei la luce vera, hai assunto la nostra carne.

Manda il tuo Spirito nei nostri cuori
e invocheremo il Padre;
venga la sua grazia come rugiada
e sigillo dei doni celesti.

Noi ti cantiamo, Cristo risorto,
che hai vinto le tenebre del sepolcro;
stella del mattino che precede l’aurora
e rischiara la notte come il giorno.

Resta con noi, Signore,
perché il giorno già volge al declino;
illumina i nostri occhi
e ti riconosceremo guida sicura nel nostro cammino.

La nostra preghiera, Signore,
si levi come incenso;
le nostre mani alzate, davanti a te,
come sacrificio della sera.

O luce radiosa, eterno splendore del Padre,
Cristo, Signore immortale!

Preghiera della sera
Signore, mio Dio, ti ringrazio
di questo giorno che si chiude;
ti ringrazio di aver dato riposo al corpo e all’anima.
La tua mano è stata su di me,
mi ha protetto e mi ha difeso.
Perdona tutti i momenti di poca fede
e le ingiustizie di questo giorno.
Aiutami a perdonare tutti coloro
che sono stati ingiusti con me.
Ti affido i miei cari, ti affido questa casa,
ti affido il mio corpo e la mia anima.
Dio, sia santificato il tuo santo nome. (D. Bonhoeffer, † 1945)

Sub tuum praesidium
Sotto la tua protezione cerchiamo rifugio, Santa Madre di Dio:
non disprezzare le suppliche di noi che siamo nella prova,
e liberaci da ogni pericolo, o Vergine gloriosa e benedetta.

DURANTELA GIORNATA

Venga il tuo regno! (San Paolo VI, † 1978)
Signore, Dio di pace,
che hai creato gli uomini,
oggetto della tua benevolenza,
per essere i familiari della tua gloria,
noi ti benediciamo e ti rendiamo grazie:
perché ci hai inviato Gesù, tuo Figlio amatissimo,
hai fatto di lui, nel mistero della sua pasqua,
l’artefice della salvezza,
la sorgente di ogni pace,
il legame di ogni fraternità.
Noi ti rendiamo grazie per i desideri, gli sforzi,
le realizzazioni che il tuo Spirito di pace
ha suscitato nel nostro tempo,
per sostituire l’odio con l’amore,
la diffidenza con la comprensione,
l’indifferenza con la solidarietà.
Apri ancor più i nostri spiriti e i nostri cuori
alle esigenze concrete
dell’amore di tutti i nostri fratelli,
affinché possiamo essere sempre più
costruttori di pace.
Ricordati, Padre di misericordia,
di tutti quelli che sono in pena,
soffrono e muoiono nel parto
di un mondo più fraterno.
Che per gli uomini di ogni lingua
venga il tuo regno di giustizia,
di pace e di amore.
E che la terra sia ripiena della tua gloria.
Amen!

Affidamento a Maria (Card. Giuseppe Betori)
“Vergine Madre, figlia del tuo figlio
umile e alta più che creatura,
termine fisso d’etterno consiglio,
tu se’ colei che l’umana natura
nobilitasti sì, che ‘I suo fattore
non disdegnò di farsi sua fattura”.

Ti preghiamo, o Vergine, proteggi la Chiesa fiorentina, così che essa risplenda per una testimonianza viva e operosa del Vangelo del tuo Figlio, nella ricchezza e nella varietà dei doni dello Spirito.
Ti preghiamo, o Madre, vieni in soccorso ai tuoi figli di Firenze, che a te accorrono per trovare nell’abbraccio grande della cupola della loro cattedrale, a te dedicata, quella unità di intenti di cui la città ha bisogno perché sia difesa ed esaltata la dignità di ogni persona umana e sia ricercato sempre e da tutti il bene comune.
Tu che sei “di speranza fontana vivace”, illumina e sostieni il cammino di chi ti invoca, perché con te giunga alla meta del cielo, di cui ti riconosciamo Regina.

“In te misericordia, in te pietate,
in te magnificenza, in te s’aduna
quantunque in creatura è di bontate”.
Amen.