II SETTIMANA di Avvento – SABATO 12 DICEMBRE 2015

Matteo 17,10-13

Allora i discepoli gli domandarono: “Perché dunque gli scribi dicono che prima deve venire Elia?”. Ed egli rispose: “Sì, verrà Elia e ristabilirà ogni cosa. Ma io vi dico: Elia è già venuto e non l’hanno riconosciuto; anzi, hanno fatto di lui quello che hanno voluto. Così anche il Figlio dell’uomo dovrà soffrire per opera loro”. Allora i discepoli compresero che egli parlava loro di Giovanni il Battista.

Meditazione

Scendevano dal monte della Trasfigurazione quei discepoli e ancora portavano nella mente e nel cuore l’esperienza unica che il Signore Gesù aveva dato loro di vivere. “Ascoltatelo”, era stata l’ultima parola che avevano udito dalla nube luminosa e il loro pensiero riandava a quanto avevano visto e alla testimonianza ricevuta: quel Gesù, che un giorno li aveva chiamati e attratti a tal punto da far sì che lasciare tutto per seguirlo era loro sembrato meno azzardato che continuare a vivere la banale normalità della loro esistenza di pescatori, non era forse davvero il Figlio, l’amato di Dio, il compiacimento del Padre? E Mosè ed Elia – il primo, liberatore di un popolo schiavo, e il secondo, difensore potente della fede di un popolo ferocemente tentato di indifferenza e incredulità – non erano forse degli splendidi penultimi – loro che lasciarono che la loro missione fosse compiuta da Giosuè ed Eliseo – pronti a consegnare il peso di più di mille anni di storia sulle spalle di colui che tutto avrebbe portato al suo termine definitivo, al suo compimento?

Eppure stava scritto: “Elia ritornerà” … ma come, ma quando? Se Gesù è l’ultimo, dove sta il suo penultimo? «Elia è già venuto»: Giovanni Battista, come Elia profeta, stette dinanzi al Signore come un fuoco; la sua parola bruciava come fiaccola. Una vita che arde appassionata, incendia ciò che accende, illumina ciò che le sta intorno; la chiamata a conversione resa autentica da una coerenza profonda e radicale: così il Battista apriva la strada! Ristabilire ogni cosa non era dunque un rimettere le cose ognuna al suo posto, ma rovesciare la falsa quiete di una vita accomodata per aprirla alla domanda: so fare spazio al Signore che viene? C’è qualcosa che mi impedisce di accoglierlo?

«Non l’hanno riconosciuto; anzi, hanno fatto di lui quello che hanno voluto»: che guaio grande chiudere ostinatamente orecchie e cuore a Dio che parla ed essere così sciocchi da dire a noi stessi “è cosa di poco conto!”. Che guaio grande stancarsi di Dio che ti cerca e volerlo mettere a tacere, anche nella propria coscienza! Che guaio grande pretendere di aver capito già tutto di quel che vogliamo da Dio e non voler più cercare di capire cosa Dio realmente voglia da noi! Grazie alla tenerezza e alla misericordia del nostro Dio, ci visiterà un sole che sorge dall’alto: non ci ostiniamo nel non lasciar entrare nella vita neppure un filo di questa luce così dolce e così intensa! Non si dica mai di noi «il Figlio dell’uomo dovrà soffrire per opera loro».

Da me la mia strada volli vedere, conducimi tu, luce gentile.​

Spunti di riflessione

A conclusione di questa seconda settimana di Avvento chiediamoci se riusciamo a fare spazio nella nostra vita al Signore che viene, se ci sono degli impedimenti ad accoglierlo e se stiamo mettendo a tacere la nostra coscienza. Questo tempo di Avvento è prezioso per imparare a lasciarci condurre dalla “Luce gentile” superando la tensione di voler percorrere una “nostra” strada.