Esercizi spirituali nel quotidiano 2018 – IV

Venerdì 30 novembre

BEATI
gli operatori di pace…
i perseguitati per la giustizia…

STATIO: IN SILENZIO, METTIAMOCI ALLA PRESENZA DEL SIGNORE

Invochiamo lo Spirito Santo                   (Giovanni XXIII, † 1963)
O Santo Spirito Paraclito,
perfeziona in noi l’opera iniziata da Gesù;
rendi forte e continua la preghiera
che facciamo in nome dei mondo intero;
accelera per ciascuno di noi i tempi
di una profonda vita interiore;
da’ slancio al nostro apostolato
che vuol raggiungere tutti gli uomini e tutti i popoli,
tutti redenti dal Sangue di Cristo e tutti sua eredità.
Mortifica in noi la naturale presunzione
e sollevaci nelle regioni della santa umiltà,
del vero timor di Dio, dei generoso coraggio.
Che nessun legame terreno ci impedisca
di far onore alla nostra vocazione:
nessun interesse, per ignavia nostra,
mortifichi le esigenze della giustizia:
nessun calcolo riduca gli spazi immensi della carità
dentro le angustie dei piccoli egoismi.
Tutto sia grande in noi: la ricerca e il culto della verità,
la prontezza al sacrificio sino alla croce e alla morte:
e tutto, infine, corrisponda alla estrema preghiera
del Figlio al Padre celeste,
e a quella effusione che di te, o Santo Spirito di amore,
il Padre e il Figlio vollero
sulla Chiesa e sulle sue istituzioni,
sulle singole anime e suoi popoli. Amen.

LECTIO: PARLA, SIGNORE, IL TUO SERVO TI ASCOLTA!
Facciamo silenzio, prima di ascoltare la Parola,
perché i nostri pensieri sono già rivolti verso la Parola;
facciamo silenzio, dopo l’ascolto della Parola,
perché questa ci parla ancora, vive e dimora in noi.
Facciamo silenzio la mattina presto,
perché Dio deve avere la prima Parola,
e facciamo silenzio prima di coricarci,
perché l’ultima Parola appartiene a Dio.
Facciamo silenzio solo per amore della Parola.
(D. Bonhoeffer, † 1945)

DAL VANGELO SECONDO MATTEO (5,9-12)
9Beati gli operatori di pace,
perché saranno chiamati figli di Dio.
10Beati i perseguitati per la giustizia,
perché di essi è il regno dei cieli.
11Beati voi quando vi insulteranno, vi perseguiteranno e, mentendo, diranno
ogni sorta di male contro di voi per causa mia. 12Rallegratevi ed esultate, perché grande è la vostra ricompensa nei cieli. Così infatti perseguitarono i profeti che furono prima di voi.

BREVE COMMENTO AL TESTO

Beati gli operatori di pace
Giunti all’ultimo giorno degli esercizi, ci troviamo davanti a una parola carica di profondo significato: pace.

La pace è dono del Risorto (Gv 20,19-21); è Gesù il pacificatore (Col 1,20; Ef 2,14), colui che è venuto a fare pace abbattendo tutti i muri che dividono gli uomini (Ef 2,14-16).

Essere operatori di pace ci chiede prima di tutto di invocare il dono della pace, un dono che genera un compito esigente. Pace non è solo assenza di guerra. È molto di più: è benessere, giustizia, armonia; è la perfezione dei rapporti all’interno del creato, la ricostituzione del progetto originario di Dio per l’umanità. La pace annunciata dai profeti è frutto della giustizia (Is 32,17), in particolare della giustizia resa al povero.

L’operatore di pace, sulle orme di Gesù, si adopera attivamente per promuovere relazioni di non dominio, di benevolenza, di misericordia, di cura del debole, secondo la logica di Dio. Prima di tutto parte da se stesso, dal suo cuore, perché in esso germogli la pace e ogni divisione interiore sia riconciliata: non c’è posto per la violenza nel suo cuore. I suoi gesti, le sue parole, le sue scelte sono improntate alla non-violenza.

Dal cuore raggiunge poi le persone che gli sono vicine e lì coltiva relazioni di pace; ma non si accontenta: c’è l’intera famiglia umana che attende la pace del Risorto.

L’operatore di pace non si può rassegnare: porta nel cuore il desiderio della pace per tutti e con tutti; si esercita ogni giorno e si adopera ovunque perché ogni situazione che nega o rallenta la pace sia superata, ogni oppressione, violenza, ingiustizia, predominio, intolleranza.

Gli amanti della pace che fanno opera di pace saranno chiamati figli i Dio: la loro somiglianza con Dio è immediatamente riconoscibile; portano impresso il volto del Padre, Dio della pace, e del Figlio Gesù, principe della pace.

Beati i perseguitati per la giustizia
Siamo giunti all’ultima beatitudine che Matteo ci presenta in modo diverso dalle altre, sotto due formulazioni. La seconda (Mt 5,12) è uno sviluppo della prima che segue il modello classico delle precedenti sette beatitudini.

Questa ci mette di fronte a una realtà che non possiamo ignorare. Chi vive le beatitudini è certo beato, ma ciò non significa che le difficoltà, il dolore, le incomprensioni gli saranno risparmiate. Gesù stesso è il giusto perseguitato; la persecuzione non è estranea alla vita cristiana, a chi decide di mettersi alla sequela del Maestro.

La croce, segno dell’amore fino alla fine con il quale Gesù ci ha amati, è anche segno della violenta persecuzione che Gesù ha subito. Come Gesù, il discepolo che cerca la giustizia, sa che deve mettere in conto la possibilità di non essere capito e anche di essere rifiutato. La persecuzione di cui Gesù qui parla è infatti motivata dalla giustizia che il discepolo cerca e vive.

Come abbiamo visto nella quarta beatitudine, giustizia è prima di tutto adesione al progetto di Dio, obbedienza al Regno che cresce nella storia. La fedeltà alla logica del Regno può portare all’incomprensione, alla derisione, all’emarginazione; in certi casi ha portato anche alla persecuzione violenta e perfino alla morte.

Il martire testimonia con tutta la sua vita la sua adesione a Cristo e al suo Regno, sapendo che questa può generare anche incomprensione e ostilità. Gesù non ci invita certo a ricercare l’incomprensione; ci avverte che può accadere. Ma la gioia di servire il Regno non potrà mai esserci sottratta. Chiediamo al Signore di fare di noi degli ardenti costruttori del suo Regno di giustizia, di pace, di misericordia.

Un cammino per tutti
Prima di scendere dal monte ideale sul quale Gesù ha proclamato le Beatitudini, fermiamoci a contemplarlo attorniato dai suoi discepoli, così come l’ha raffigurato, per esempio, il Beato Angelico nel convento di san Marco (vedi copertina). Egli pone Gesù seduto in alto rispetto ai discepoli, come se fosse seduto su una cattedra: è il Maestro che con l’indice della sua mano destra ci mostra il cielo, da dove ci giungono la Parola di salvezza e il Regno che attendiamo e di cui le beatitudini sono una pregustazione; in grembo la mano sinistra tiene il rotolo delle Scritture; tutto intorno i discepoli lo ascoltano senza catturati dalle sue parole.

Papa Benedetto XVI che così ha descritto questa scena:

“Le Beatitudini sono come una nascosta biografia interiore di Gesù, un ritratto della sua figura. Egli che non ha dove posare il capo (Mt 8,20) è il vero povero; egli che può dire di sé: Venite a me perché sono mite e umile di cuore (Mt 11,29) è il vero puro di cuore e per questo contempla senza interruzione Dio. È l’operatore di pace, è colui che soffre per amore di Dio: nelle Beatitudini si manifesta il mistero di Cristo stesso … Ma proprio per questo nascosto carattere cristologico, le Beatitudini sono dei segnali che indicano la strada anche alla Chiesa, che in esse deve riconoscere il suo modello, indicazioni per la sequela che interessano ogni fedele” (Gesù di Nazaret, cap. IV).

Non è dunque un programma di vita per pochi eletti: è per me, per te, per noi, ieri, oggi e domani: ognuno secondo la sua personale vocazione, finché il Regno venga.

MEDITATIO: LA PAROLA RISUONI NEI NOSTRI CUORI

Leggiamo e rileggiamo il testo biblico
perché la Parola risuoni nel nostro cuore.

Per accompagnare la nostra meditazione ascoltiamo papa Francesco (Gaudete et exsultate, 87-94)

Beati gli operatori di pace, perché saranno chiamati figli di Dio
Questa beatitudine ci fa pensare alle numerose situazioni di guerra che si ripetono. Per noi è molto comune essere causa di conflitti o almeno di incomprensioni. Per esempio, quando sento qualcosa su qualcuno e vado da un altro e glielo dico; e magari faccio una seconda versione un po’ più ampia e la diffondo. E se riesco a fare più danno, sembra che mi procuri più soddisfazione. Il mondo delle dicerie, fatto da gente che si dedica a criticare e a distruggere, non costruisce la pace. Questa gente è piuttosto nemica della pace e in nessun modo beata.

I pacifici sono fonte di pace, costruiscono pace e amicizia sociale. A coloro che si impegnano a seminare pace dovunque, Gesù fa una meravigliosa promessa: «Saranno chiamati figli di Dio» (Mt 5,9). Egli chiedeva ai discepoli che quando fossero giunti in una casa dicessero: «Pace a questa casa!» (Lc 10,5). La Parola di Dio sollecita ogni credente a cercare la pace insieme agli altri (cfr 2 Tm 2,22), perché «per coloro che fanno opera di pace viene seminato nella pace un frutto di giustizia» (Gc 3,18). E se in qualche caso nella nostra comunità abbiamo dubbi su che cosa si debba fare, «cerchiamo ciò che porta alla pace» (Rm 14,19), perché l’unità è superiore al conflitto.

Non è facile costruire questa pace evangelica che non esclude nessuno, ma che integra anche quelli che sono un po’ strani, le persone difficili e complicate, quelli che chiedono attenzione, quelli che sono diversi, chi è molto colpito dalla vita, chi ha altri interessi. È duro e richiede una grande apertura della mente e del cuore, poiché non si tratta di «un consenso a tavolino o [di] un’effimera pace per una minoranza felice», né di un progetto «di pochi indirizzato a pochi». Nemmeno cerca di ignorare o dissimulare i conflitti, ma di «accettare di sopportare il conflitto, risolverlo e trasformarlo in un anello di collegamento di un nuovo processo». Si tratta di essere artigiani della pace, perché costruire la pace è un’arte che richiede serenità, creatività, sensibilità e destrezza.

Seminare pace intorno a noi, questo è santità.

Beati i perseguitati per la giustizia, perché di essi è il regno dei cieli
Gesù stesso sottolinea che questo cammino va controcorrente fino al punto da farci diventare persone che con la propria vita mettono in discussione la società, persone che danno fastidio. Gesù ricorda quanta gente è perseguitata ed è stata perseguitata semplicemente per aver lottato per la giustizia, per aver vissuto i propri impegni con Dio e con gli altri. Se non vogliamo sprofondare in una oscura mediocrità, non pretendiamo una vita comoda, perché «chi vuol salvare la propria vita, la perderà» (Mt 16,25).

Non si può aspettare, per vivere il Vangelo, che tutto intorno a noi sia favorevole, perché molte volte le ambizioni del potere e gli interessi mondani giocano contro di noi. San Giovanni Paolo II diceva che «è alienata la società che, nelle sue forme di organizzazione sociale, di produzione e di consumo, rende più difficile la realizzazione [del] dono [di sé] e il costituirsi [della] solidarietà interumana». In una tale società alienata, intrappolata in una trama politica, mediatica, economica, culturale e persino religiosa che ostacola l’autentico sviluppo umano e sociale, vivere le Beatitudini diventa difficile e può essere addirittura una cosa malvista, sospetta, ridicolizzata.

La croce, soprattutto le stanchezze e i patimenti che sopportiamo per vivere il comandamento dell’amore e il cammino della giustizia, è fonte di maturazione e di santificazione. Ricordiamo che, quando il Nuovo Testamento parla delle sofferenze che bisogna sopportare per il Vangelo, si riferisce precisamente alle persecuzioni (cfr At 5,41; Fil 1,29; Col 1,24; 2 Tm 1,12; 1 Pt 2,20; 4,14-16; Ap 2,10).

Parliamo però delle persecuzioni inevitabili, non di quelle che ci potremmo procurare noi stessi con un modo sbagliato di trattare gli altri. Un santo non è una persona eccentrica, distaccata, che si rende insopportabile per la sua vanità, la sua negatività e i suoi risentimenti. Non erano così gli Apostoli di Cristo. Il libro degli Atti racconta insistentemente che essi godevano della simpatia «di tutto il popolo» (2,47; cfr 4,21.33; 5,13), mentre alcune autorità li ricercavano e li perseguitavano (cfr 4,1-3; 5,17-18).

Le persecuzioni non sono una realtà del passato, perché anche oggi le soffriamo, sia in maniera cruenta, come tanti martiri contemporanei, sia in un modo più sottile, attraverso calunnie e falsità. Gesù dice che ci sarà beatitudine quando «mentendo, diranno ogni sorta di male contro di voi per causa mia» (Mt 5,11). Altre volte si tratta di scherni che tentano di sfigurare la nostra fede e di farci passare per persone ridicole.

Accettare ogni giorno la via del Vangelo nonostante ci procuri problemi, questo è santità.

Papa Francesco, Gaudete et exsultate, 87-94

PER RIFLETTERE DURANTE LA GIORNATA

  1. La pace che Gesù annuncia non è solo assenza di guerra, ma certamente è almeno assenza di guerra. Preghiamo per la risoluzione dei conflitti nel mondo? Cerchiamo di tenerci informati per poter portare nel cuore le tante situazioni di dolore che tanti fratelli vivono nel mondo? Ci domandiamo se possiamo fare qualcosa nel nostro piccolo? Quali opere di pace possiamo e dobbiamo fare?
  2. Non dimentichiamo di chiedere ogni giorno al Signore di rendere puro il nostro cuore. E quando lo sentiamo chiuso, non esitiamo a ricorrere al Sacramento della Penitenza. Il Signore ci attende per perdonarci e attirarci a lui. È felice di farlo: non c’è peccato che non sia pronto a perdonare.
  3. Quale beatitudine sento particolarmente vicina a me in questo momento? Perché?
  4. Immaginiamo per un attimo se tutti i cristiani incominciassero a vivere secondo le beatitudini annunciate da Gesù. Sarebbe una rivoluzione. Sarebbe il cielo in terra. Che aspettiamo? Chiediamo a Gesù di aiutarci, allo Spirito di sostenerci, al Padre di guidarci.
  5. Ripensiamo al cammino di questi giorni. Scriviamo brevemente parole, osservazioni, decisioni, intuizioni perché possiamo farne tesoro e riprenderle in futuro. Stiamo per iniziare il tempo di avvento, nel quale ci prepariamo a fare memoria della nascita di Gesù e attendiamo e affrettiamo il suo ritorno nella gloria. Rendiamo grazie a Dio con parole nostre e chiediamo al Signore di modellare sempre più la nostra vita a immagine della sua.

ORATIO: A TE, SIGNORE, SALE LA MIA PREGHIERA!

Signore, Dio di pace     (Paolo VII, † 1978)
Signore, Dio di pace,
che hai creato gli uomini,
oggetto della tua benevolenza,
per essere i familiari della tua gloria,
noi ti benediciamo e ti rendiamo grazie:
perché ci hai inviato Gesù, tuo Figlio amatissimo,
hai fatto di lui, nel mistero della sua pasqua,
l’artefice di ogni salvezza,
la sorgente di ogni pace,
il legame di ogni fraternità.

Noi ti rendiamo grazie
per i desideri, gli sforzi, le realizzazioni
che il tuo Spirito di pace
ha suscitato nel nostro tempo,
per sostituire l’odio con l’amore,
la diffidenza con la comprensione,
l’indifferenza con la solidarietà.
Apri ancor più i nostri spiriti e i nostri cuori
alle esigenze concrete dell’amore di tutti i nostri fratelli,
affinché possiamo essere sempre più costruttori di pace.

Ricordati, Padre di misericordia,
di tutti quelli che sono in pena,
soffrono e muoiono nel parto di un mondo più fraterno.
Che per gli uomini di ogni lingua
venga il tuo Regno di giustizia, di pace e di amore.
E che la terra sia ripiena della tua gloria! Amen.

CONTEMPLATIO:
DAMMI OCCHI NUOVI, SIGNORE,
PER CONTEMPLARE LE TUE MERAVIGLIE!

Chiediamo con umiltà al Signore un cuore puro,
capace di vedere tutto e tutti
con gli occhi buoni di Dio che è buono.

Nel silenzio                  (Carlo Maria Martini, † 2012)
Donaci, Gesù, di vivere questo momento di silenzio
in stretta comunione con te,
riprendendo a una a una le tue parole,
ripercorrendole, interrogandoti,
invocando la luce per intercessione di Maria, vergine della fede.
Donaci, Signore, di vivere questo momento di silenzio
raccogliendo dalle tue parole la gioia di vivere la fede.

ACTIO: SIGNORE, COSA VUOI CHE IO FACCIA?

Solo per oggi

  1. Solo per oggi cercherò di vivere alla giornata senza voler risolvere i problemi della mia vita tutti in una volta.
  2. Solo per oggi avrò la massima cura del mio aspetto, vestirò con sobrietà, non alzerò la voce, sarò cortese nei modi, non criticherò nessuno, non pretenderò di migliorare o disciplinare alcuno, tranne me stesso.
  3. Solo per oggi sarò felice nella certezza che sono stato creato per essere felice non solo nell’altro mondo, ma anche in questo.
  4. Solo per oggi mi adatterò alle circostanze, senza pretendere che le circostanze si adattino tutte ai miei desideri.
  5. Solo per oggi dedicherò dieci minuti del mio tempo a qualche buona lettura, ricordando che, come il cibo è necessario alla vita del corpo, così la buona lettura è necessaria alla vita dell’anima.
  6. Solo per oggi compirò una buona azione e non lo dirò a nessuno.
  7. Solo per oggi mi farò un programma che forse non riuscirà a puntino, ma lo farò e mi guarderò dai due malanni: la fretta e l’indecisione.
  8. Solo per oggi crederò fermamente nonostante le apparenze che la Provvidenza di Dio si occupa di me come se nessun altro esistesse al mondo.
  9. Solo per oggi farò almeno una cosa che non desidero fare, e se mi sentirò offeso nei miei sentimenti farò in modo che nessuno se ne accorga.
  10. Solo per oggi non avrò timori, in modo particolare non avrò paura di godere di ciò che è bello e di credere alla bontà.

Posso ben fare per dodici ore ciò che mi sgomenterebbe se pensassi di doverlo fare per tutta la vita.
Basta a ciascun giorno il suo affanno.

Giovanni XXVIII, † 1963

SUSCITA UNA PRIMAVERA DI SANTITÀ
Vergine Maria,
Regina dei Santi,
e modello di santità!
Tu oggi esulti con l’immensa schiera
di coloro che hanno lavato le vesti
nel “sangue dell’Agnello” (Ap. 7, 14).
Tu sei la prima dei salvati,
la tutta Santa, l’Immacolata.
Aiutaci a vincere la nostra mediocrità.
Mettici nel cuore il desiderio
e il proposito della perfezione.
Suscita nella Chiesa,
a beneficio degli uomini d’oggi,
una grande primavera di santità.
Giovanni Paolo II, † 2005